RIFLESSI
Misterioso delitto davanti ai giardini pubblici. Donna accoltellata trovata da un guardiano. L’arma del delitto rinvenuta in un cassonetto.
Appena entrato il commissario Magiari cercò di allontanare da sé il gelo della serata. Si sentiva ancora addosso lo sguardo inquisitorio della donna assassinata, sguardo che pareva riesumare la domanda che sempre lo assillava, in questi casi: perché? Ogni morte violenta, e tante ne aveva viste, lo portavano a dubitare, lui credente devoto, dell’esistenza di Dio. Era stato un guardiano a trovare il cadavere e a scorgere l’uomo che si allontanava di corsa prendendo un autobus. La donna non aveva documenti, ma il guardiano la riconobbe come Ivana Grossi, cameriera nella birreria di Anselmo. Il locale si trovava a poche centinaia di metri da lì e il commissario decise di andarci personalmente.
“Vorrei parlare con il signor Anselmo, per favore” disse ad un corpulento barista mostrandogli il distintivo “si tratta di Ivana Grossi. Lavora qui, mi è stato detto.”
“Che cosa ha combinato stavolta? Doveva iniziare un’ora fa!”
Spruzzi alcolici partirono dalla bocca dell’uomo e il suo viso si fece vermiglio. Magiari sospirò.
“Vorrei fare alcune domande direttamente al signor Anselmo, se non le dispiace.”
“Sono io il signor Anselmo. Quella è una puttana e i clienti le sbavano dietro. Io non c’entro, é un locale serio questo. L’ho assunta solo per rispetto al vecchio Boschi. E’ suo nonno e viene qui tutte le sere. Guardi è là, nell’ultimo tavolo in fondo.”
Magiari si girò e vide un uomo robusto, immobile, intento a fissare un enorme boccale di birra. Ciò che lo colpì erano i capelli, così folti e candidi da formare una sorta di aureola. Asciugatosi la fronte con un fazzoletto, il commissario si diresse verso Boschi, allontanandosi dai pericolosi lapilli alcolici di Anselmo.
Il vecchio Carlo Boschi vide la grossa mole di Magiari che si avvicinava riflessa nel vetro del bicchiere. Era come una sfera magica, in esso vedeva tutto, passato, presente e futuro.
“Signor Boschi, sono il commissario Magiari. Si tratta di sua nipote…”
L’uomo non si mosse.
“Signor Boschi, mi ha sentito?”
Gli occhi infossati continuavano a fissare il liquido chiaro.
“Senta…” riprese stringendo gli occhi “Non vorrei…”
“Lo lasci perdere, è rimbambito. Ma che cosa è successo a Ivana, io…”
“Lei chi sarebbe?” domandò Magiari irritato per l’intrusione.
“Sono Marilisa, una collega di Ivana.” rispose una procace ragazzona dalle labbra sporgenti pesantemente truccata “ E’ orfana sa? Vive con il vecchio. Non dia ascolto a quel maiale di Anselmo, Ivana è solo un po’… Inquieta ecco. Molti uomini è vero, ma per lei tutti importanti. Loro però si stancano presto e la lasciano. Non è una puttana. Pensi che vorrebbe tanto un bambino. Tiene un album…”
“Un album con foto e ritagli di riviste?”
“Sì. Tutte foto di bambini, me lo fa sempre vedere. Spesso va al Parco a fotografarli e una volta quasi la arrestavano… ma come fa sapere dell’album… non sarà mica stata arrestata stavolta?”
“No, l’abbiamo trovato…” Magiari si morse le labbra. Il flusso di parole di Marilisa lo aveva confuso. Cercò di riprendere in mano la situazione. “Ivana frequentava qualcuno in particolare ultimamente?”
“Purtroppo sì. Prima l’aveva blandita con poesie sdolcinate, con belle parole… Adesso viene qua a giocare con le macchinette e non la considera. E’ uno studente, si chiama Stefano.”
Il vecchio Boschi si ricordava di Stefano. Ieri sera li aveva visti discutere, lui e Ivana. Ivana… Riflessa nel boccale si confondeva con le altre Ivana della sua vita, sua moglie e sua figlia… Il passato si confondeva con il presente. Ieri dopo la discussione Ivana si era messa a piangere e Anselmo aveva urlato.
“E’ più giovane di lei. Uno stronzetto di vent’anni pieno di soldi. Purtroppo non so molto di lui. Ma che cosa è successo. Se quello ha fatto del male a Ivana, io…”
La voce stridula di Marilisa fece vibrare la schiuma della birra. Non era come la voce armoniosa di Ivana.
Nonno ho conosciuto un ragazzo, scrive delle poesie stupende, è istruito, ascolta musica classica, dice che è il più grande. E’ diverso dagli altri, sono così felice. Sono stata a casa di Stefano, è una così bella casa. Sua madre mi fissava, mi sono sentita a disagio. La madre di Stefano mi disprezza, ne sono sicura. Lui da sempre ascolto a sua madre. Ieri mi ha detto che non mi avrebbe portata all’Opera perché non avevo i vestiti adatti. Stefano non mi ascolta più. Forse se avessimo un bambino…
“D’accordo.” La voce rassegnata di Magiari interruppe il flusso dei ricordi. “Signor Boschi, ora glielo devo dire: sua nipote è stata accoltellata. E’ morta. Lei deve venire con me all’obitorio.” “So dove abita Stefano.” disse improvvisamente Carlo senza alzare lo sguardo. “Lo troverete sicuramente là, tra le gonne della zia.” La sera seguente il commissario tornò alla birreria. “Buonasera, signor Boschi. Stefano continua a proclamarsi innocente. Dice che Ivana era già morta quando l’ha trovata e che il coltello l’ha preso in mano e poi gettato per paura. In effetti abbiamo trovato un terzo tipo di impronte, oltre a quelle di Stefano e Ivana. La zia sta facendo pressioni sui miei superiori… Sa che l’autopsia ha rivelato che Ivana era incinta? Lei ne sapeva nulla?”
Nonno aspetto un bambino! Stefano non sa ancora niente, ma glielo dirò stasera. Prima del lavoro lo incontrerò davanti al parco e poi festeggeremo! Nonno, che cosa fai qui? Ti raggiungo dopo, vai. Nonno che cosa fai? Non piangere, vedrai che Stefano sarà contento, mi sposerà, saremo felici… Nonno… Nonno, fermo che cosa fai? Nonnoooo!
“Sì.” disse Boschi, allontanando il boccale e le parole che ne uscivano “Lo sapevo.” E per la prima volta guardò in faccia Magiari.
Enrico Solmi
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