mercoledì 9 marzo 2011

'Lettere di corsa' a Vignola

Vignola: ENRICO SOLMI presenta LETTERE DI CORSA. BRUNO SOLMI, UNA VITA COME MECCANICO FERRARI

Sabato 19 marzo 2011- ore 18.00, Libreria La Quercia dell'Elfo

INCONTRI IN LIBRERIA

ENRICO SOLMI presenta LETTERE DI CORSA. BRUNO SOLMI, UNA VITA COME MECCANICO FERRARI (Giraldi) 

 

Enrico Solmi è nato nel 1964, e attualmente risiede a Torre Maina. Lavora come chimico analista in un laboratorio.
Suo padre Bruno Solmi (1927-1984), nel primo Dopoguerra, dopo qualche mese trascorso in montagna tra le fila dei partigiani, entra a far parte della prima squadra corse Ferrari come cambista. In vent'anni di viaggi al seguito delle corse ha lasciato un enorme patrimonio di lettere, foto, cartoline, appunti e oggetti raccolti, oltre alle memorie dei suoi racconti, che questo volume raccoglie in ordine cronologico, per seguire l'epoca pionieristica dell'automobilismo sportivo moderno e della nascita del mito Ferrari, che tuttavia rimane un po' sullo sfondo; in primo piano, la figura di un uomo scelto da una professione gratificante ma dura, che lo costringe al sacrificio della lontananza dalla famiglia, dalla moglie e dai figli, e dalla sua terra. Uno spaccato di vita quotidiana, eccezionalmente ordinaria.
"Io non giro il mondo per divertirmi, ma bensì per assicurarvi il minimo indispensabile, perché possiate vivere liberi e tranquilli nella nostra casetta" (Bruno Solmi, New York 1968).
Incontro a cura della Quercia dell'Elfo

La Quercia dell'Elfo (s.n.c.) di Mastellotto Laura e Zappi Stefania
Via Bonesi 1/b, 41058 Vignola (MO) - tel. e fax 059 765125
www.querciadellelfo.it

venerdì 14 gennaio 2011

I notturni

I notturni
Prologo.

Quando arrivai in quella città, la prima impressione fu una tristezza infinita. Di sera la città piangeva; le case, i negozi, i bar, gli uffici piangevano. Era come se, dopo il chiasso della giornata appena trascorsa, crollasse in una disperazione che permeava i muri degli edifici e da questi si trasferisse agli abitanti. Provenivo dalla campagna ed ero abituato alla vita tranquilla, lenta e noiosa del piccolo paese. Pensavo di trovare l’adrenalina della vita sfrenata, soprattutto di sera. Invece quello che trovai fu un’attività frenetica e nervosa, quella sì, durante il giorno e il vuoto assoluto la notte. Era come se la gente si chiudesse in casa e avesse paura del buio. Come se cadesse in una sorta di catalessi. Vampiri al contrario. Mi colpivano i tramonti. La città era circondata da altissime montagne, sembrava si potessero toccare con un dito anche se erano lontane. Maestose, incombevano come una minaccia. La sera si tingevano di un rosso carminio, acceso, innaturale. Grondavano sangue. Avevo già sentito parlare di questi famosi tramonti, ma credevo fossero una leggenda metropolitana, un’esca per turisti per ammantare di un’aurea misteriosa una città senza alcun interesse. Invece la sera i monti si tingevano di un rosso accecante che si rifletteva su ogni pietra della città. Anche se pioveva. Anzi, in quel caso, anche le gocce di pioggia si tingevano di rosso e formavano pozze di sangue. Forse era per questo che gli abitanti della città non uscivano la sera. Tutto quel rosso pareva un oscuro presagio e riempiva d’inquietudine.
L’unico lavoro che riuscii a trovare fu in un’impresa di pulizie. Era un lavoro per intoccabili, non tanto per la qualità, ma per gli orari in cui veniva svolto: la notte. Nel frattempo si insediò un nuovo sindaco che emanò un’ordinanza comunale per cui, passata un’ora dal tramonto, non era più possibile uscire di casa. Diceva che la notte non era per le persone oneste. La notte era per i viziosi. Esercitava una brutta influenza sui cittadini. Così la città divenne un luogo ancora più triste. Erano esentati solo le forze dell’ordine e chi, come me, lo doveva fare per esigenze di servizio. Naturalmente c’erano anche i criminali e i sovversivi. Alcuni lo facevano anche solo per il gusto del proibito o per essere alternativi. Le pene erano severissime, tra cui l’esilio. Durante il mio servizio ebbi modo di conoscere parecchi rappresentanti di questa fauna notturna, ma le autorità scoraggiavano queste amicizie al buio. Puzzavano di sovversione, dicevano. Io trovai anche l’amore. Lo dico a voi ora, come lo dissi a loro, quando mi arrestarono per sedizione e istigazione alla ‘Notturnalità’, come veniva chiamato questo grave reato. Questa è la mia storia.

giovedì 18 marzo 2010

Riflessi

RIFLESSI


Misterioso delitto davanti ai giardini pubblici. Donna accoltellata trovata da un guardiano. L’arma del delitto rinvenuta in un cassonetto.

Appena entrato il commissario Magiari cercò di allontanare da sé il gelo della serata. Si sentiva ancora addosso lo sguardo inquisitorio della donna assassinata, sguardo che pareva riesumare la domanda che sempre lo assillava, in questi casi: perché? Ogni morte violenta, e tante ne aveva viste, lo portavano a dubitare, lui credente devoto, dell’esistenza di Dio. Era stato un guardiano a trovare il cadavere e a scorgere l’uomo che si allontanava di corsa prendendo un autobus. La donna non aveva documenti, ma il guardiano la riconobbe come Ivana Grossi, cameriera nella birreria di Anselmo. Il locale si trovava a poche centinaia di metri da lì e il commissario decise di andarci personalmente.
“Vorrei parlare con il signor Anselmo, per favore” disse ad un corpulento barista mostrandogli il distintivo “si tratta di Ivana Grossi. Lavora qui, mi è stato detto.”
“Che cosa ha combinato stavolta? Doveva iniziare un’ora fa!”
Spruzzi alcolici partirono dalla bocca dell’uomo e il suo viso si fece vermiglio. Magiari sospirò.
“Vorrei fare alcune domande direttamente al signor Anselmo, se non le dispiace.”
“Sono io il signor Anselmo. Quella è una puttana e i clienti le sbavano dietro. Io non c’entro, é un locale serio questo. L’ho assunta solo per rispetto al vecchio Boschi. E’ suo nonno e viene qui tutte le sere. Guardi è là, nell’ultimo tavolo in fondo.”
Magiari si girò e vide un uomo robusto, immobile, intento a fissare un enorme boccale di birra. Ciò che lo colpì erano i capelli, così folti e candidi da formare una sorta di aureola. Asciugatosi la fronte con un fazzoletto, il commissario si diresse verso Boschi, allontanandosi dai pericolosi lapilli alcolici di Anselmo.
Il vecchio Carlo Boschi vide la grossa mole di Magiari che si avvicinava riflessa nel vetro del bicchiere. Era come una sfera magica, in esso vedeva tutto, passato, presente e futuro.
“Signor Boschi, sono il commissario Magiari. Si tratta di sua nipote…”
L’uomo non si mosse.
“Signor Boschi, mi ha sentito?”
Gli occhi infossati continuavano a fissare il liquido chiaro.
“Senta…” riprese stringendo gli occhi “Non vorrei…”
“Lo lasci perdere, è rimbambito. Ma che cosa è successo a Ivana, io…”
“Lei chi sarebbe?” domandò Magiari irritato per l’intrusione.
“Sono Marilisa, una collega di Ivana.” rispose una procace ragazzona dalle labbra sporgenti pesantemente truccata “ E’ orfana sa? Vive con il vecchio. Non dia ascolto a quel maiale di Anselmo, Ivana è solo un po’… Inquieta ecco. Molti uomini è vero, ma per lei tutti importanti. Loro però si stancano presto e la lasciano. Non è una puttana. Pensi che vorrebbe tanto un bambino. Tiene un album…”
“Un album con foto e ritagli di riviste?”
“Sì. Tutte foto di bambini, me lo fa sempre vedere. Spesso va al Parco a fotografarli e una volta quasi la arrestavano… ma come fa sapere dell’album… non sarà mica stata arrestata stavolta?”
“No, l’abbiamo trovato…” Magiari si morse le labbra. Il flusso di parole di Marilisa lo aveva confuso. Cercò di riprendere in mano la situazione. “Ivana frequentava qualcuno in particolare ultimamente?”
“Purtroppo sì. Prima l’aveva blandita con poesie sdolcinate, con belle parole… Adesso viene qua a giocare con le macchinette e non la considera. E’ uno studente, si chiama Stefano.”
Il vecchio Boschi si ricordava di Stefano. Ieri sera li aveva visti discutere, lui e Ivana. Ivana… Riflessa nel boccale si confondeva con le altre Ivana della sua vita, sua moglie e sua figlia… Il passato si confondeva con il presente. Ieri dopo la discussione Ivana si era messa a piangere e Anselmo aveva urlato.
“E’ più giovane di lei. Uno stronzetto di vent’anni pieno di soldi. Purtroppo non so molto di lui. Ma che cosa è successo. Se quello ha fatto del male a Ivana, io…”
La voce stridula di Marilisa fece vibrare la schiuma della birra. Non era come la voce armoniosa di Ivana.

Nonno ho conosciuto un ragazzo, scrive delle poesie stupende, è istruito, ascolta musica classica, dice che è il più grande. E’ diverso dagli altri, sono così felice. Sono stata a casa di Stefano, è una così bella casa. Sua madre mi fissava, mi sono sentita a disagio. La madre di Stefano mi disprezza, ne sono sicura. Lui da sempre ascolto a sua madre. Ieri mi ha detto che non mi avrebbe portata all’Opera perché non avevo i vestiti adatti. Stefano non mi ascolta più. Forse se avessimo un bambino…

“D’accordo.” La voce rassegnata di Magiari interruppe il flusso dei ricordi. “Signor Boschi, ora glielo devo dire: sua nipote è stata accoltellata. E’ morta. Lei deve venire con me all’obitorio.” “So dove abita Stefano.” disse improvvisamente Carlo senza alzare lo sguardo. “Lo troverete sicuramente là, tra le gonne della zia.” La sera seguente il commissario tornò alla birreria. “Buonasera, signor Boschi. Stefano continua a proclamarsi innocente. Dice che Ivana era già morta quando l’ha trovata e che il coltello l’ha preso in mano e poi gettato per paura. In effetti abbiamo trovato un terzo tipo di impronte, oltre a quelle di Stefano e Ivana. La zia sta facendo pressioni sui miei superiori… Sa che l’autopsia ha rivelato che Ivana era incinta? Lei ne sapeva nulla?”
Nonno aspetto un bambino! Stefano non sa ancora niente, ma glielo dirò stasera. Prima del lavoro lo incontrerò davanti al parco e poi festeggeremo! Nonno, che cosa fai qui? Ti raggiungo dopo, vai. Nonno che cosa fai? Non piangere, vedrai che Stefano sarà contento, mi sposerà, saremo felici… Nonno… Nonno, fermo che cosa fai? Nonnoooo!
“Sì.” disse Boschi, allontanando il boccale e le parole che ne uscivano “Lo sapevo.” E per la prima volta guardò in faccia Magiari.



Enrico Solmi

lunedì 15 marzo 2010

L'Artiglio recensione

Recensione del libro “L'artiglio” di Enrico Solmi

Stefano e Mario si incontrano nel buio e nella desolazione della notte, dando inizio al loro viaggio insieme. Entrambi devono fare i conti con qualcosa di irrisolto nelle proprie vite, fra delusioni d'amore ed esistenze sbandate. E con loro un commissario di polizia, chiamato a risolvere il caso che li riguarda. Tutto succede tra la strada e uno squallido autogrill, capolinea della follia di un uomo.

“L'artiglio” comincia citando Kafka e prosegue proiettandoci nella tragedia già avvenuta. Attraverso una scrittura originale e uno stile brillante, la storia si dipana in maniera surreale, con risvolti pulp. L'autore mette a confronto generazioni diverse, riuscendo tuttavia nell'intento di non farle sembrare così distanti, soprattutto per gli errori commessi. Non mancano ironia e dialoghi divertenti. Ottima anche la struttura del testo, che procede per interludi conducendoci all'amaro epilogo.



Mirko Tondi
Aemme Servizi Editoriali

giovedì 4 marzo 2010

Cronache dal formicaio anteprima

Clotilde, ti amavo. Amavo il tuo canto mattutino. Ascoltavo rapito il dolce suono della tua voce. Sempre alla stessa ora cantavi, seguendo qualche misterioso ritmo dentro di te. E dipingevi. Dipingevi quel quadro infinito, pieno di colori, come te, sempre allegra, sempre piena di voglia di vivere. E io per questo ti amavo, Clotilde. Un filo ci legava, indissolubilmente, e mai e poi mai avrei pensato che si potesse rompere. Come la tua testa, Clotilde, quando te la ruppi, un mattino, mentre dipingevi e cantavi. Ero troppo rapito, non mi seppi controllare. Addio, Clotilde, ti amavo.

L'Artiglio

Sabato 6 marzo ore 17:00, presentazione spettacolo dell'Artiglio alla libreria Mucchi, via san giovanni bosco 151 modena. Introduce Elena Gollini.

martedì 5 gennaio 2010

L'Artiglio lo spettacolo!

ARTIGLIO

lo spettacolo!

Performance di teatro e musica per la presentazione del romanzo 'L'Artiglio' di Enrico Solmi, edito da 'Il Filo'

con

Fabrizio Iori
Giorgio Bernucci
Salvatore Signa
Terry F.F. Laganà

colonna sonora
Diego Zanelli
Ivan Figliolo
Order of the Black Knights

testi : Enrico Solmi

Sabato 16 gennaio ore 17
Salotto Culturale di Simonetta Aggazzotti
Viale Martiri della Libertà 38 Modena

Giovedì 21 gennaio ore 19
Cafè Livre
Via Emilia Centro 103 Modena


“Lui conosce la sentenza?”
“No,” rispose l’ufficiale, e fece per proseguire nella sua spiegazione, ma il viaggiatore lo interruppe: “Come, non conosce la sua sentenza?”
“No,” ripeté l’ufficiale; si arrestò un attimo, quasi aspettandosi dal suo interlocutore una maggiore giustificazione della sua richiesta, poi continuò: “Non ci sarebbe motivo di comunicargliela, dal momento che la deve apprendere sulle sue carni.”



Una notte scura e fradicia. Un ragazzo che scappa da una delusione d’amore, un uomo che fugge dalla sua squallida esistenza, un commissario di polizia che porta le colpe del suo passato: un incontro che cambierà per sempre le loro vite. Due generazioni a confronto, l’idealismo della giovinezza contro il cinismo e la disillusione della maturità. Due esistenze diverse, ma che potrebbero essere la stessa, unite dal filo tragico della vita, del tempo che passa. Un avvertimento del destino. Un on the road filosofico, con i connotati del thriller.

Enrico Solmi
L’artiglio

Enrico Solmi è nato a Modena nel 1964 e vive a Maranello. Lavora come chimico analista in un laboratorio. Ha già pubblicato la raccolta di racconti Cocci, Prospettiva, 2002. Ha scritto e diretto due spettacoli teatrali dal titolo: Paranoie e Il Condominio, più l’adattamento di un racconto di Checov, Reparto 6.